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日志


10月29日

IL DONO DELL'ANGELO

Gli angeli non sono tutti uguali: ci sono quelli che portano i messaggi e quelli che custodiscono i bambini, quelli che suonano e quelli che lodano il Signore. Ma gli angeli raccoglitori, chi li conosce? Certo non sono belli come i Cherubini, né sono bravi a parlare come i Messaggeri; sono angeli modesti, anche nei vestiti, e molto indaffarati. Eppure sono angeli importanti. Sono quelli che raccolgono le preghiere degli uomini, anche le imprecazioni, non fanno differenza, purché siano sincere. Ed è una faticaccia. Tutto il giorno a volare raso terra, per sentire i più piccoli bisbigli, con una borsa a tracolla da riempire. Quand'è piena, s'impennano verso l'alto, tagliano le nuvole e arrivano al sereno. Qui scaricano le borse, come su un grande prato, e fanno mucchi e mucchi di messaggi: parole in tutte le lingue, frasi lunghe e brevi, anche sospiri.
Gli angeli vuotano e scendono in picchiata sulla terra a raccogliere ancora. Perché il Signore li vuole sentire tutti, questi messaggi, guai a lasciarne uno! Immaginatevi dunque come rimase un angelo, morto di fatica, che, mentre si preparava a ritornare, trovò un ultimo messaggio sospeso in aria, una frase breve, che aspettava d'essere raccolta: «Ti sei dimenticato di noi». Da dove provenisse era un mistero, sotto c'era una nebbia così fitta che nemmeno un angelo riusciva a penetrarla. L'angelo rabbrividì. Cosa avrebbe pensato di lui il Signore? Che non faceva bene il suo lavoro? Fu tentato di non raccogliere la frase, ma era troppo diligente: sospirando la mise nella borsa e volò dritto a scaricare il peso. Quello, per fortuna, era l'ultimo volo. Ma il messaggio, forse perché breve, arrivò subito all'orecchio del Signore. - Dimenticato?! E com'è possibile! Dove l'hai raccolto? Chi me l'ha mandato? Dimenticato? ! E il Signore ordinò all' angelo di scendere subito sulla terra e di cercare il luogo da cui il messaggio era partito. - Non posso essermi dimenticato di qualcuno! Non faccio altro che ascoltarli! - sospirava. E non si dava pace.
L'angelo scese allora sulla terra e cominciò la sua ricerca. L'impresa non era facile. Tutti i messaggi che gli angeli raccolgono sono firmati, anche le imprecazioni. Ma quello non aveva un nome. Dove cercare? L'angelo volò dovunque, visitò chiese, ospedali e case. Passò sulle città, attraversò i fiumi, i mari e le foreste; domandò agli uomini, ai pesci e agli uccelli. Nessuno seppe dargli una risposta. Stanco e scoraggiato, fu sul punto di tornare dal Signore, ma era un angelo ubbidiente e continuò a cercare. Era passato un intero giorno, l'angelo aveva volato senza sosta ed era ormai sfinito. Le ali si piegavano verso terra, non si reggeva in volo; cercò dunque un posto dove riposare. Sotto di lui c'era una pianura sconosciuta, coperta d'erba, con due alberelli appartati e vicini, quasi a tenersi compagnia. L'angelo scese. Il sole era forte, faceva un gran caldo, l'angelo si sedette sotto gli alberi. - Finalmente sei arrivato! - dissero quelli. - Fatemi riposare, - sospirò l'angelo e s'addormentò. Gli alberi aspettarono. Aspettarono tanto, perché il sonno di quell' angelo fu lunghissimo, e quando si risvegliò era primavera, tutto era in fiore e la pianura non pareva la stessa. Ma i due alberelli erano sempre uguali, nemmeno un fiore, solo foglie piccole e scure, da far malinconia. - Come vedi, il Signore s'è dimenticato di noi, - dissero gli alberi e l'angelo, solo a sentire queste parole, arrossì un poco. Continuarono gli alberi: - Aveva detto, mentre ci faceva: «Vi faccio le foglie piccole così, perché vi riempio di fiori colorati e luccicanti». Poi s'è distratto per finire un albero bellissimo, che voleva mettere al centro di un giardino. Doveva aggiungere i frutti, ha detto, e s'è allontanato. - E dopo? - domandò l'angelo.
- Aveva tanto da fare... Non è tornato più.! - sospirarono gli alberi. L'angelo arrossì di nuovo. «Com' è possibile?» pensò tra sé, non era mai successo... Ma non disse nulla. Si strappò un ciuffo di capelli, lunghi, sottili, lucenti come l'oro, e li avvolse uno a uno ai rami; poi prese un lembo della sua veste, ne fece dei fiocchi e li sparse qua e là. Infine si staccò due piume e le attaccò alle cime. - Non posso fare altro per voi, - disse l'angelo agli alberi e volò via. In mezzo al prato, verde e fiorito, essi brillavano come se avessero mille luci accese. Li vide il Signore dalle nuvole.- E' vero, - disse sospirando, - dovevo finire gli abeti di Natale! Per fortuna ci ha pensato lui!

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